Maurizio Carta è sicuramente uno dei figli negletti della Sardegna malata cronicamente di esterofilia, convinti come siamo, a tutt'oggi, che nulla, o quasi che provenga dalla nostra terra possa ergersi ad eccellenza.

Fortunatamente di tanto in tanto i semi così diligentemente sepolti, germogliano rigogliosamente e sfondano il velo d'oblio e di indifferenza che la nostra sonnolenza atavica prepara.

Maurizio Carta nasce a Mogoro il 9 Novembre 1904 da una famiglia della media borghesia (il padre era cancelliere di tribunale), ma la sua occasione si presenta nel 1928, quando una delle sue solite serenate serali viene udita dal direttore della casa discografica "Pathè", che, colpito dalla sua voce, gli propone un'incisione.

Sarà questa la prima di una serie di incisioni che godettero, per l'epoca,  di un discreto successo (furono trasmesse più volte dall'EIAR, l'emittente radiofonica nazionale).

La peculiarità di Maurizio Carta fu l'eclettismo della sua voce; non si limitava, infatti, alla sola esecuzione di brani tradizionali, ma si dilettava volentieri con l'esecuzione di arie e romanze operistiche. Fattore questo che gli fece guadagnare favori oltre Tirreno, ma che, contestualmente, lo fece considerare come un "non-purista" dai cantatori sardi propriamente detti, che non lo considerarono mai pienamente uno di loro.

Ma le incisioni discografiche, i vari concerti dentro e fuori la Sardegna (su tutti i concerti tenuti a Milano e Roma), la considerazione degli amanti della musica (che lo portò, ad esempio, a tenere il concerto inaugurale del Teatro "Del Carmine" di Tempio), lo impongono come uno degli alfieri della Sardegna del primo Novecento, uno dei pochi capaci di far sentire la voce di questa terra dimenticata, ma che, forse anche per questo, racchiude ancora innumerevoli tesori culturali, di cui possiamo affermare essere stato Maurizio Carta una tra le perle più fulgide.

Casella di testo: Maurizio Carta

Polifonico tradizionale sardo